La maestria di Shonda Rhimes (già produttrice di Grey’s Anatomy) colpisce nel segno con Bridgerton, il costume drama ambientato nella Londra Regency di due secoli fa.
Originariamente tratta dalla trilogia di libri di Julia Quinn, la serie ha da subito scalato le classifiche di Netflix.

Uscita il 25 dicembre scorso, Bridgerton viene definita un incrocio tra Orgoglio e Pregiudizio, Downton Abbey e Gossip Girl.

Dietro un’apparente compostezza i personaggi della serie celano un côté alquanto sopra le righe, apprezzando festini orgiastici e amplessi clandestini. Può bastare? Dimenticate le trame da noiosi tè delle cinque, perché qui si parla di passione, indipendenza femminile e un pizzico di mistero, che ingolosisce dalla prima all’ultima puntata.

Colori pastello, bustini da svenimento e feste. Finzione e perfezione. Debuttanti opacizzate come per effetto di un filtro Instagram. Cosa è cambiato da allora? Tutto e nulla.

Anche oggi non aspiriamo forse al consenso e alla perfezione?

E chi disdegnerebbe un carnet da ballo in overbooking? Nessuno/a, perché la popolarità gratificava allora come i like adesso.

Questa è una delle molte ragioni per cui Bridgerton ci appare così contemporanea, complice la colonna sonora pop e un cast multi etnico che sembra scelto a caso, considerata l’epoca, ma che non lo è.

Nella storia, in apparenza semplicistica, ritroviamo sottili citazioni orwelliane da Grande Fratello, mi riferisco alla penna gossipara della misteriosa Lady Whistledown – che tutto vede e controlla – autrice della “newsletter” scandalistica più letta di tutto il Regno. Non manca anche un riferimento alla favola di Cenerentola con Lady Faetherington, le tre figlie bruttine da maritare e la bella vessata perché sconveniente.

Fra cene sontuose, feste e appuntamenti dalla modista, Bridgerton si rivela una serie di tutto rispetto, ricostruita nei dettagli grazie alla consulenza di Hannah Greig, professoressa dell’Università di New York, che ha studiato i costumi dell’epoca.

 Per gli otto episodi sono stati realizzati 7.500 abiti diversi, fra cui 104 soltanto per la protagonista Daphne.

Veniamo dunque a lei.

Se l’obiettivo di tutte le giovani aristocratiche è trovare un buon partito, Daphne (Phoebe Dynevor), dopo il suo debutto in società, cerca l’amore, rivelandosi ghiaccio bollente sotto la pelle degna di una scultura del Canova.

Nulla intacca la sua perfezione se non il bello e altezzoso Duca di Hastings (Regé-Jean Page) che la indirizza al piacere passionale, scomponendole vesti e acconciature.

Il fine è lieto con alcune cosucce in sospeso, che fanno ben sperare che ci sia in futuro una nuova stagione.

Guardatelo per risvegliare passioni sopite o anche solo per ilDuca… e che Duca!

Curiosità

Aristo-Melting pot
Nel cast ci sono molti attori di colore nel ruolo di potenti aristocratici. Si è discusso di come questo fosse possibile nel 1813. Alcuni studiosi ritengono che Charlotte, moglie di re Giorgio III, sia stata la prima regina di origini miste della storia.

Musica pop
Si noterà nella colonna sonora la predilezione di brani pop rispetto a quelli d’epoca. Pezzi di Ariana Grande, Maroon 5, Billie Eilish e Taylor Swift con arrangiamenti orchestrali.

Scene erotiche
Eseguite a regola d’arte, preparate con un consulente di intimità, come riporta Phoebe Dynevor (Daphne) in un’intervista rilasciata a Grazia (numero di gennaio). 

Lavoro di squadra
Per garantire l’impeccabilità di Daphne, definita “diamante di prima acqua”, c’è stato un grande lavoro di squadra. Costumisti, esperti di ballo ed etichetta. Avere un “giorno no” era fuori discussione, ha dichiarato l’attrice protagonista sempre su Grazia.

 A presto con altre pellicole di cinema therapy.

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vale.raffa@libero.it

Valeria, imprenditrice eclettica, si diploma in scenografia teatrale e televisiva all’Accademia di Belle Arti di Brera. Creativa appassionata di cinema e design fonda nel 2009 un’agenzia di branding e comunicazione alla quale dà un nome non a caso cinematografico: Cabiria. Con l’ascendente in bilancia, amante del bello e della natura, crea nel 2019 Amaze Naturally Independent, un brand beauty che rivendica bellezza e indipendenza oltre ogni genere di appartenenza. Con un libro in corso e tanta voglia di scrivere, da sempre crede nel cinema come terapia anche nella vita.

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