“Stasera cosa fai? Vorrei invitarti a cena”. Ma è già la terza volta, in pochi giorni, che l’anziano capo, o il collega d’ufficio (con foto di famiglia serena accanto al pc), ti invita a cena. E ha sempre ricevuto un rifiuto.

Capita di dover respingere avances non gradite, rivolte da qualche uomo (ma anche da una donna) con infinita ingenuità o un ego ipertrofico.

Cosa fare per non ferire il/la pretendente e non creare “incidenti diplomatici” (soprattutto in un ambiente di lavoro)?

Ecco alcune dritte da mettere in pratica con determinazione.

Mettere i “paletti” da subito

Di fronte ad attenzioni non gradite è importante bloccare il meccanismo da subito, con un cortese rifiuto: procrastinando il “no” si rischia di dover trovare delle scuse che potrebbero non convincere l’aspirante cavaliere (o l’audace dama). Dire la verità subito sulle proprie intenzioni consente anche di mantenere (se lo si desidera) un rapporto di amicizia con chi tenta l’avvicinamento.

Niente frasi melense

Chiarire in tempi rapidi, evitando di essere troppo “dolci”. Comunicare con affermazioni chiare è altrettanto fondamentale, perché le frasi melense possono creare equivoci. Spesso i piccoli gesti sono eloquenti. Per esempio, potete sorridere quando parlate con tutte le altre persone, ma NON quando conversate con chi tenta le avances sgradite. Se poi ricevete anche delle telefonate? E’ meglio rispondere sempre. Ancora una volta per questioni di chiarezza. La persona che prova a chiamare, infatti, potrebbe non capire le vostre reali intenzioni e costruirsi comunque dei castelli in aria.

Quando lavorate insieme

Negli ambienti di lavoro a volte la situazione diventa delicata. “Attenzione alla figura del dominatore”, spiega lo psicoterapeuta Raffaele Morelli. “E’ un individuo privo di coinvolgimento emotivo, il cui unico obiettivo è umiliare la vittima e vederla sottomessa; cerca solo una soddisfazione personale”.

Il cuore è già occupato

Se la persona spasimante fa maggiori pressioni fate sapere a tutti che il fidanzato (o la fidanzata) non ammette rivali in amore. Il vostro cuore è già occupato. Punto. All’eventuale proposta di uscire si può sempre rispondere: “Perché no? Magari usciamo una sera quando ci sono anche i miei amici e la mia dolce metà. Sarà felice di conoscerti”.

La creatività di Fabio Volo

E se la dolce metà in realtà non c’è? Si inventa tutto. Proprio come fa il creativo Giacomo Pasetti (Fabio Volo) nel film “Il giorno in più” (diretto da Massimo Venier, 2011), quando racconta ai colleghi d’ufficio di essere innamorato di Agnese (in quel caso non per fuggire da un’aspirante dama, ma per quietare i colleghi che lo incoraggiavano ad accasarsi).

Confine tra corteggiamento e molestia

Solo un cenno, infine, al fatto che se la persona “corteggiata” in modo maldestro (o, peggio, molesto) si sente intimorita ci può essere un reato, punito dal Codice Penale.

La legge italiana sullo stalking parla di “atti persecutori”, una nozione quindi più ampia rispetto al reato di molestie (sessuali o meno). Occorre una querela da parte della vittima. Ma speriamo che ci sia sempre meno bisogno di percorrere questa strada. Come ha scritto il poeta e filosofo tedesco Novalis (1772 – 1801) “Libertà e amore sono una cosa sola”.

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abarbangelo@tiscali.it

Giornalista e web writer. Antonio Barbangelo vive e lavora a Milano, ama il mare e i profumi delle colline toscane. Giornalista professionista dal 1989, scrive di economia, marketing, comunicazione, psicologia. Impara il “mestieraccio” parlando di ambiente in una radio privata e collaborando col settimanale Il Mondo (Rizzoli); poi lavora nelle redazioni di GenteMoney, BancaFinanza, ItaliaOggi, L’Impresa. Si è occupato di editing e ghostwriting per banche e compagnie assicurative; nel 2009 ha scritto Pausa Caffè (Egea Editore), un libro sul mondo della distribuzione automatica. Ascolto e curiosità sono i suoi ferri del mestiere preferiti. Negli ultimi anni si è fatto catturare dalla passione per diari e autobiografie, con la complicità del prof. Duccio Demetrio, fondatore della LUA, la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo).

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