Lei o lui ti piace proprio tanto! Ma non hai il coraggio di esporti per paura di un rifiuto.

A tutti è capitato di ricevere un “due di picche” nel tentativo di un avvicinamento, più o meno esplicito. E talvolta è la stessa paura del rifiuto a bloccarci, prima ancora di avanzare di un solo centimetro.

Ciò è tanto più vero quanto più la “luce” della persona che ci attrae brilla, muove ormoni e tormenta i nostri sonni. È un limite che possiamo imparare a superare.

Cosa fare in concreto?

Se sentiamo di aver paura non ha importanza: facciamo comunque un primo (piccolo) passo per esporci. Come dire: mi piaci e ti mando un “segnale”; magari implicito, criptico, enigmatico. Un piccolo step da fare subito. Senza rimandare nel tempo. Poi osserviamo. E partecipiamo al gioco, senza fretta.

Consideriamo che la persona di cui forse siamo innamorati ha le stesse nostre paure. Tutti nel Pianeta abbiamo il terrore (inconscio) dell’abbandono.

Guardiamo cosa c’è nel nostro basket di desideri e paure, e “ascoltiamo” (oltre le parole) gli stati d’animo della persona che ci attrae. “Abbandonarsi all’amore non significa abbandonarsi ad un’altra persona, ma a se stessi, al proprio cuore e al proprio desidero d’amore, con un coinvolgimento totale di tutte le emozioni”, scrive Alexander Lowen, psichiatra americano, padre della Bioenergetica, nel suo libro evergreen “Amore sesso e cuore” (Astrolabio, 1989).

Il distanziamento fisico, in questo periodo, può essere un enorme vantaggio: abbiamo una gamma quasi infinita di “segnali” da inviare anche a distanza (con WhatsApp, email, video, foto, ecc) che misceliamo sapientemente con eventuali incontri di persona. Con la mascherina. Perché – ovviamente – vogliamo proteggere lei / lui.

^___ Il piacere di rischiare

Quando ci esponiamo e mandiamo il segnale “mi piaci”, usciamo dalla nostra “comfort zone”, quella che ci dà sicurezza. Superiamo i confini delle certezze; corriamo nell’immenso prato (fiorito) del non conosciuto, del cimento, dei minuscoli azzardi.

Siamo persone più mature. Mostrare i nostri desideri e sentimenti ci rende più forti, e ci regala un grande senso di liberazione. Quale che sia l’esito del nostro corteggiare.

Rischiamo un po’. Senza aspettative.

Osserva lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet: “La vita, come l’amore, è l’unico business il cui bilancio deve finire in rosso: bisogna dare tutto senza calcolare ciò che ci viene riversato”.

Va bene anche se è evidente la nostra timidezza, che può essere un ottimo fattore di attrazione: quella di lui o di lei. “Ti dirò che sono assai timido”, confessava in un’intervista Federico Fellini. “Lo sono. E ne sono contento, perché non credo che possa esistere un artista senza la timidezza. La timidezza è una sorgente di ricchezza straordinaria: un artista è fatto di complessi”. Qualcuno pensa che il regista di Amarcord fosse un uomo privo di fascino?

^___ Immaginare diversi scenari

Facciamo il nostro primo passo immaginando diversi scenari

Quello positivo, che sarà seguito da amore, carezze, sospiri, baci, gelosie; ma anche quello del “due di picche”. Anche con un eventuale rifiuto ci guadagniamo in esperienza.

Soprattutto, spesso non sappiamo perché la persona che ci attrae ha detto “no” (in quel momento). Potrebbe essere che non ci conosce bene. Oppure c’è già un legame d’amore forte con un’altra persona. Potrebbe aver chiuso da poco una relazione e non aver voglia di ricominciare un’altra storia. O altro ancora.

L’eventuale “rifiuto”, quindi, non è una cartina di tornasole del nostro valore: considerare questo aspetto è fondamentale.

La nostra vita non finisce con il possibile “no” in quella data situazione. Il mondo è pieno di belle persone e di orizzonti da scoprire. Se abbiamo dubbi ascoltiamo le parole dello scrittore brasiliano Paulo Coelho: “Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una

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abarbangelo@tiscali.it

Giornalista e web writer. Antonio Barbangelo vive e lavora a Milano, ama il mare e i profumi delle colline toscane. Giornalista professionista dal 1989, scrive di economia, marketing, comunicazione, psicologia. Impara il “mestieraccio” parlando di ambiente in una radio privata e collaborando col settimanale Il Mondo (Rizzoli); poi lavora nelle redazioni di GenteMoney, BancaFinanza, ItaliaOggi, L’Impresa. Si è occupato di editing e ghostwriting per banche e compagnie assicurative; nel 2009 ha scritto Pausa Caffè (Egea Editore), un libro sul mondo della distribuzione automatica. Ascolto e curiosità sono i suoi ferri del mestiere preferiti. Negli ultimi anni si è fatto catturare dalla passione per diari e autobiografie, con la complicità del prof. Duccio Demetrio, fondatore della LUA, la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo).

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