Gli scooter e le moto elettrici, ancora più delle auto a emissioni zero, sono considerati veicoli a misura di città.

Una fama alimentata da tempi di ricarica lunghi, lunghissimi se paragonati con quelli di un pieno di benzina, e dal timore di rimanere “a secco” prima di riuscire a raggiungere una colonnina di ricarica o una comune presa di corrente.

Eppure c’è chi non è convinto che una moto elettrica, con le stesse prestazioni di una due ruote sportiva, debba essere relegata come i filobus alle strade metropolitane.

Una batteria al posto del serbatoio

Come Lorena Bega e Valentina Bruno, che in coppia hanno deciso di infrangere questo tabu, e dimostrare che anche con una batteria al posto di un serbatoio si può viaggiare.

Per farlo hanno scelto due Energica, costruite a Modena e note agli appassionati per essere le moto che corrono nel campionato mondiale MotoE, e sono partite per un viaggio di 1.000 km in quattro giorni.

Da Firenze hanno raggiunto Ostuni, dando vita a un vero e proprio evento, che hanno battezzato Girls Energica Tour.

In pochi minuti aggiungi chilometri di autonomia

Un’idea controcorrente, talmente rivoluzionaria da ottenere già a livello embrionale il patrocinio di Legambiente, che da anni sostiene che il cambiamento sia possibile.

Al termine dei quattro giorni, le due motocicliste sono riuscite a dimostrare che proprio il turismo è un utilizzo a misura di moto elettrica.

È infatti sufficiente ribaltare il concetto classico per ottenere i migliori risultati.

Se con una moto classica i rifornimenti di carburante sono un’inevitabile interruzione, con le elettriche si può sfruttare ogni visita a un centro storico per una ricarica, anche breve.

Non è necessario effettuare ogni volta un “pieno” di corrente, anche pochi minuti consentono comunque di aggiungere chilometri di autonomia.

Assenza di vibrazioni e accelerazioni da maximoto

Dopo il Girls Energica Tour il concetto di mototurismo è destinato a cambiare.

Convincere i viaggiatori più integralisti a muoversi in sella a veicoli senza cambio e soprattutto senza il sound dello scarico non sarà facile, ma Lorena è convinta che in fondo basta provare senza preconcetti, esattamente come hanno fatto lei e Valentina.

«È vero, mancano le sensazioni più classiche e bisogna prendere confidenza con l’uso dell’acceleratore, perché ogni volta che si “chiude” la moto rallenta molto. In compenso il silenzio non disturba, soprattutto quando viaggi tra i boschi, e si apprezzano l’assenza di vibrazioni e di calore che sale dal basso».

E le prestazioni? «Quelle non sono in discussione, le accelerazioni sono da maximoto e 200 km/h di velocità massima sono più che sufficienti». 

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valerioboni@coppiaperfetta.it

Sempre in moto, nel senso di movimento ma anche di veicolo motorizzato a due ruote, dal 1977. In oltre 40 anni ha percorso più volte il giro del mondo per provare tutto quanto abbia le ruote e/o un motore, per raccontarlo ai lettori delle riviste per cui lavora. Nonostante abbia superato la soglia dei 60 anni ha sempre il passaporto e uno zaino pronti per ogni evenienza, che puntualmente si verifica, sotto forma di inviti, più o meno convenzionali. Ha iniziato a lavorare con macchine da scrivere e telex, ma ha saputo surfare l’onda della tecnologia, prima da giovane freelance, poi da giornalista professionista nella redazione di un grande editore, e da cinque anni nuovamente libero, anche se non più teenager. La passione di Valerio sono le moto, non importa di quale cilindrata, da 50 a 1.800 cc, tuttavia per lavoro (e per piacere) guida tutte le auto più nuove appena escono. Senza trascurare biciclette, e-bike, quad, jetsky, camion, trattori, kart, motoscafi e (perché no?) bob e...

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