La questione non è semplice. Le palestre stanno per riaprire e non vediamo l’ora di ritrovarci col trainer cui siamo affezionati.

Ma l’affezione all’istruttore non basta: deve aver fatto bene e sempre il suo lavoro. “Quel” trainer ci ha dato risultati e ci ha saputo motivare ogni giorno, anche quando non avevamo voglia.

Il trainer giusto

È un Health Interceptor Manager, e l’acronimo “HIM” non è casuale. Intercettare il nostro corpo, testa e cuore, allestendo un progetto forma+salute che ci coinvolga emotivamente nello sforzo è essenziale. Fa la differenza tra il trainer ordinario e quello eccezionale.

Se la fatica ci viene imposta solo perché è garanzia di risultato, non funziona. Non produce effetti. Anzi, è segno d’insicurezza dell’allenatore perché non si mette in gioco, come uno chef che ci forza col suo piatto forte senza intercettare il nostro gusto latente. Quello del momento.

Il momento giusto

Perché il momento, giorno od ora che sia, è sempre decisivo. Mi è capitato una volta su due di modificare un allenamento in corso come un allenatore cambia squadra sul campo.

Sotto questo profilo e queste premesse, il fitness trainer in presenza che ci gira intorno a trecentosessanta gradi mentre ci allena sarà da preferire sempre.

“HIM” è il trainer che ci occorrerà alla riapertura palestre

Quello che, alla data di oggi, con le condizioni di oggi e le prospettive di un allenamento in palestra condizionato, protocollato e distanziato, saprà muoversi in un territorio liquido: un po’ istruttore fisico, un po’ istruttore digitale, un po’ consulente-coach.

La parte fisica, in un percorso di allenamento con ogni crisma, inizia sempre con una lezione che non è un allenamento.

È la messa su carta di un patto di collaborazione e fiducia in cui ci si guarda negli occhi e ci si stringe la mano. Poi, si prosegue come si vuole, in presenza, in remoto e anche in tutte due le forme.

Ma la palestra ci vuole, ci vuole eccome

Non possiamo fare il tagliando auto a casa nostra. Ci occorre l’officina autorizzata. E proprio sull’autorizzato, passiamo al fronte del digital trainer.

Qui il vantaggio per noi clienti e lo svantaggio per chi si proporrà solo on-line è che in un click potremo analizzare il suo curriculum, le sue referenze, cercare eventuali pubblicazioni e tutto ciò che è collegato alla sua attività e alla sua affidabilità.

Non qualche foto di glutei o six-pack su Instagram. Quello non basta. Se tutto questo non si riesce a trovare o si trova poco, la legge della digital reputation si ritorcerà inevitabilmente contro lo stesso only-digital-trainer: non saremo davanti a un vero “HIM”, ma a un bravissimo ritoccatore di programmi di allenamento che potremmo pagare a caro prezzo e con scarsi risultati.

Le palestre stanno per ripartire: pronti per la caccia al trainer?

Roberto Romano, Brand Manager Walkstreet for fitness www.walkstreet.it

Articoli BY:

robyromano@hotmail.com

Laureato in relazioni pubbliche allo IULM, nella vita mi divido tra la scrittura di articoli di fitness come blogger e come contributor per magazine nazionali – tra cui Il Sole 24 Ore Sport, Vanity Fair, Sorrisi & Canzoni, Men’s Health e Starbene - attraverso i quali divulgo la cultura dello stare in forma, e la riorganizzazione gestionale di centri fitness e il recupero di impianti sportivi in difficoltà in qualità di gym manager. Quando ero un modello allenato e sportivo ho studiato esercizi e tecniche di allenamento che oggi costituiscono il patrimonio che trasmetto tutti i giorni ai personaggi del mondo della moda, della tv, dello spettacolo e della finanza che seguo one-to-one come coach-trainer e alle migliaia di persone che mi leggono sui magazine e sul mio sito (www.ptonline.it). La mia fitness-philosophy con le mie opinioni sull’universo fitness adesso è anche su Coppiaperfetta. Stay tuned.

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